Monti Invisibili
Corno Grande del Gran Sasso
Quota 2.912 m
Sentiero segnato
Dislivello in salita 810 m
Dislivello in discesa 810 m
Distanza 7,84 km
Tempo totale 6:15 h
Tempo di marcia 4:15 h
Cartografia Il LupoGran Sasso d’Italia
Descrizione Da CampoImperatore per il Sassone (2.500 m, +1 h) e la direttissima (+55 min.); ritornoper la Cresta ovest (+2,20 h). Sulla direttissima canalini più stretti diquanto ricordassi e spigolo finale più esposto di quanto ricordassi. Crestaovest magnifica, rocciosa, impegnativa e a tratti affilata ed esposta con unbreve mancorrente, ma senza soverchie difficoltà in assenza di vento:consigliata in salita.
06 Settima tappa log

Traccia GPS

07 Settima tappa dislivello
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108StanzeMussolini.JPG107StanzeMussolini.JPG104StanzeMussolini.JPG091AlbergoCampoImperatore.JPG031Crestaovest.JPG030DalCornoGrande.JPG028DalCornoGrande.JPG027Calderone.JPG024DalCornoGrande.JPG020CornoGrande.JPG018Direttissima.JPG015Direttissima.JPG013Direttissima.JPG012DalSassone.JPG001AlbergoCampoImperatore.JPG
"Hora descriverò e dissegnerò un monte che è detto Corno il quale è il più alto in Italia et è posto nella provincia d’Abbruzzo." Siamo nell’agosto del 1573 e l'ingegnere militare Francesco De Marchi sale per la prima volta sulla Vetta Occidentale del Corno Grande. Oltre quattrocento anni dopo, con uno zaino leggero e un sole radioso, ci avviamo anche noi per gli stessi sentieri, alla volta del vertice fisico di questa avventura: i 2.912 metri della vetta più elevata di tutto l'Appennino.
L'aerea e panoramica via direttissima si arrampica decisa, senza indugiare, per il ripido fianco meridionale della grande montagna. La vitale ed emozionale sensazione delle mani che carezzano la roccia, le dita che cercano l’appiglio; l’odore della pelle cotta dal sole, la vista che si spalanca sotto le gambe. Soffiano nella mente le parole di Mishima: “Quanto più si andavano approssimando alla cima tanto più ogni albero e ogni arbusto sembravano permeati di sostanza divina, quasi che a ognuno di essi corrispondessero altrettante divinità.”
Dai 2.912 metri della vetta siamo immersi nel blu del cielo e la vista si apre incontrastata sulla terra d’Abruzzo e oltre, dai monti fino al mare. E il Marchi stesso ricorda che quando fu in cima "... mirand’ all’intorno, pareva che io fussi in aria, perché tutti gli altissimi monti che gli sono appresso erano molto più bassi di questo".
Per il ritorno affrontiamo la rocciosa cresta ovest, magnifica e solitaria, a tratti affilata ed esposta, dove rallentiamo il passo per goderci il circo di monti verdi e fioriti ancora abbondantemente macchiati di neve.
Rientriamo nell'albergo dove fu prigioniero Mussolini sessantasei anni fa e guadagniamo il bar, dove ci sorbiamo una meritata birra sotto un affresco anni trenta che ritrae due escursionisti durante una sosta; colori tenui, pochi tratti precisi, lui ha la pipa: tutto esprime la serenità dell’ambiente montano.
Nella notte una forte scossa di terremoto turba il nostro riposo.
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