Monti Invisibili
Monte Turchio
Quota 1.898 m
Data 28 febbraio 2026
Sentiero segnato
Dislivello 860 m
Distanza 13,99 km
Tempo totale 6:45 h
Tempo di marcia 5:08 h
Cartografia Il Lupo Monti Marsicani
Descrizione Dal Rifugio del Diavolo (1.400 m) per Monte Turchio (1.898 m, +1,26 h), la discesa per la cresta settentrionale, Mazzamurro, Fonte Sant’Antonio (1.340 m, +1,45 h) e la vicina Fonte Vecchia Sant’Antonio (1.340 m), il borgo di Gioia Vecchio (1.464 m, +6 min.), la cresta della Lungara a est della S.S. 83 Marsicana, il Morrone del Diavolo (1.602 m, +1,18 h) e il Rifugio del Diavolo (+33 min.). Piacevole e agile anello con innevamento compatto dai 1.650 metri in giornata splendida ma troppo calda.

042 Pescina

041 Morrone del Diavolo

040 Morrone del Diavolo

039 Gioia Vecchio

038 Gioia Vecchio

036 Gioia Vecchio

035 Fonte Sant'Antonio vecchia

034 Fonte Sant'Antonio vecchia

033 Fonte Sant'Antonio

032 Fonte Sant'Antonio

031 Fonte Sant'Antonio

030 Monte Turchio

029 Monte Turchio

028 Gioia Vecchio e Bisegna

027 Gioia Vecchio e Maiella

026 Monte Turchio

025 Monte Turchio

024 Monte Turchio

023 Monte Sirente e Gran Sasso

021 Monte Turchio

020 Monte Turchio

019 Monte Turchio

017 Verso Monte Turchio

015 Verso Monte Turchio

014 Monte Sirente e Gran Sasso

012 Verso Monte Turchio

011 Maiella

010 Fucino e Velino

009 Verso Monte Turchio Monte Velino

007 Gran Sasso

006 Verso Monte Turchio

004 Verso Monte Turchio

003 Gran Sasso

002 Passo del Diavolo

001 Passo del Diavolo

000 Monte Turchio altimetria
Monte Turchio, 28 febbraio 2026
Or sù non sai com’è fatta la donna?
Fugge, e fuggendo vuol ch’altri la giunga;
Nega, e niegando vuol ch’altri si toglia;
Pugna e pugnando vuol c’altri la vinca.
I versi dell’Aminta di Torquato Tasso mi accompagnano mentre al fianco di Maria Chiara e Sara (in effetti Sara è un po’ più avanti) rimonto l’ampia dorsale erbosa del Monte Turchio, ai margini settentrionali del Parco Nazionale d’Abruzzo (senza dimenticare Lazio e Molise). Un mondo ondulato, deserto e innevato dai toni candidi e rugginosi si apre all’intorno, e intanto i nostri passi intercettano le prime, sempre più uniformi strisce di neve.
Rime che possono apparire non lusinghiere per l’altra metà dell’universo e che invece mi hanno intrigato fin dalla prima scolastica lettura. Torquato le mette in bocca a Dafne, a conferma che spesso le prime avversarie delle donne sono le donne stesse; e io le ho sempre interpretate come lezione di una complessità che a noi uomini, esseri semplici e binari, spaventa e affascina.
Con Sara che macina solitaria davanti, io mi diletto in chiacchiere con Maria Chiara. Spianiamo sulla parte sommitale della cresta, dove ci accolgono i nembi della Piana del Fucino, le costiere innevate del Sirente e del Gran Sasso e una Majella onusta di nevi.
Ecco che qui soccorre il Carlos Ruiz Zafón del sorprendente L’ombra del vento “Come ci insegna Freud, la donna desidera il contrario di ciò che pensa o afferma, il che, a ben vedere, non è affatto un problema, in quanto l'uomo, come tutti sanno, obbedisce invece agli stimoli del proprio apparato genitale o digestivo”.
La poco pronunciata cima del Turchio ci accoglie sotto un cielo profondo. Le nevi coronano le vette a giro d’orizzonte, borghi isolati punteggiamo vallate rosso-brune e noi iniziamo a mulinare in discesa su un candore compatto, alternando tratti di bosco a radure luminose.
Insomma, chiosando col Nietzsche di Zarathustra: “quanto la donna e l’uomo siano tra loro estranei”. A volte di una diversità d’animo, di aspettative, di esigenze che ci fa apparire non come di un genere differente, ma come specie diverse dai caratteri affini.
Muretti a secco e appezzamenti abbandonati cinti di spini e siamo alle gorgoglianti acque di Fonte Sant’Antonio: la nuova, ma soprattutto la settecentesca Fonte vecchia, una bella struttura coperta in pietra con otto archi a sesto ribassato.
Ed è in questa diversità che risiede tutto il fascino e il desiderio della confidenza col gentil sesso. Una visione delle cose e della vita differente da quella maschile, una compagnia complementare e non una cameratesca similitudine.
Le deserte vie di Gioia Vecchio accolgono i nostri affamati passi. Un borgo silente di un tempo fermo, disabitato ma non abbandonato, dove transitano senza fermarsi le auto verso Pescasseroli. Le poche case dalle imposte chiuse sembrano pronte a riacquistare vita al momento propizio. Sara si ricorda che qui aveva il suo buen retiro Dacia Maraini e lo cerchiamo invano sui pochi campanelli. Maria Chiara invece si avvede di aver dimenticato il pranzo, ma noi la rifocilliamo adeguatamente al grato sole di un tavolo dietro la chiesa di Sant’Antonio.
Stiamo ben attenti a mantenere questa differenza. La cosa peggiore che potrebbe capitare alle donne è di diventare come gli uomini.
Il nostro cammino ci porta ora a ingaggiare l’estesa cresta della Lungara che costeggia la strada marsicana. In un continuo di saliscendi e un caldo ormai stringente, ci arrampichiamo infine ai 1.602 metri del panoramico cocuzzolo del Morrone del Diavolo, dove approfittiamo dell’ora per concederci un po’ di ozio solatio.
Rinforchiamo gli zaini, copriamo gli ultimi passi ed eccoci di nuovo al Passo del Diavolo. Quod non potest diabolus mulier evincit.
Una giornata di cammino con uno sguardo profondo su territori sconosciuti, un sentire intenso su una diversità che è motivo di piacere.