Monti Invisibili
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Il GPS in cammino 
Giunti al punto di partenza del percorso (che dovrebbe coincidere con il primo punto della rotta) è consigliabile accendere il GPS mentre ancora stiamo ultimando i preparativi. Lo strumento ha bisogno infatti di un po' di tempo per fare il fix, cioè agganciare i satelliti necessari alla navigazione. Se ci siamo spostati di poco dall'ultima localizzazione e la vista del cielo è sufficientemente libera, saremo in condizioni di warm start e saranno sufficienti pochi secondi; in caso contrario il cold start può richiedere anche qualche minuto. Se l'apparecchio tarda ad agganciare il segnale, è utile verificare la schermata che riporta la posizione dei satelliti, dove il cerchio esterno indica la collocazione rispetto all’orizzonte e quello interno a 45° sull’azimut; è possibile inoltre controllare il livello di segnale e anche l'errore di localizzazione stimato in base alla loro geometria attuale: a volte basta spostarsi di poco per permettere il necessario agganciamento o anche per migliorare la precisione dello strumento.
Agganciati i satelliti, possiamo cancellare il registro traccia della precedente uscita e altri eventuali dati nelle pagine Profilo quota e Computer di viaggio: in questo modo avremo solo le informazioni relative all'escursione che stiamo effettuando. A tal proposito è meglio controllare anche che sia attivata la registrazione della traccia e scegliere un intervallo di rilevazione dei punti della stessa. Maggiore è la frequenza maggiore sarà la precisione del tracciato, ma anche notevole sarà il consumo della batteria e la possibilità di saturare prima la memoria; tale opzione è inoltre generalmente inutile alle basse velocità di chi si muove a piedi. La scelta migliore è forse la modalità Auto (cioè automatica, non automobile) che adatta l'intervallo di registrazione alla velocità di spostamento.
Fatto questo, possiamo ora selezionare la rotta che desideriamo percorrere e iniziare a farci guidare: il GPS inizierà a registrare la traccia del nostro percorso e contemporaneamente ci indicherà la direzione del primo routepoint; giunti su questo, passerà automaticamente al successivo e così via fino all'arrivo alla nostra meta. Quando arriviamo a un punto che ci interessa (rifugio, vetta, valico o sorgente) possiamo marcarlo con un waypoint, cioè la memorizzazione istantanea delle coordinate e della quota del luogo dove ci si trova.
Durante il cammino il GPS ci fornisce altre preziose informazioni, che possiamo trovare variamente sparse nelle diverse pagine dello strumento; fra queste il tempo e la distanza mancanti al prossimo routepoint o al termine dell'escursione, la velocità media e istantanea, il dislivello coperto e tante altre. Generalmente è possibile ordinare queste informazioni in modo da avere sott'occhio quelle che ci sono più utili.
La presenza di un GPS, anche cartografico, non ci esime comunque dal portare nello zaino una buona cartografia della zona e per buona misura anche una bussola. Bisogna infatti ricordare che nella migliore delle ipotesi il sistema ha una precisione nell’ordine dei cinque metri, ma errori nella georeferenziazione della carta o nella creazione della rotta, ma anche problemi di ricezione imputabili alla conformazione del territorio (boschi fitti, pareti rocciose) possono comunque rendere difficile individuare la propria posizione.
In questi casi può essere utile leggere sullo schermo le coordinate indicative del punto dove ci si trova: utilizzando la notazione UTM sarà immediato riportarle sulla cartografia utilizzando i numeri stampati sui bordi. Se invece proprio non si riesce a individuare il percorso da seguire fra due routepoint e il territorio lo consente, meglio puntare dritto per dritto al routepoint successivo, dove generalmente le cose si chiariranno. Da ricordare anche che la traccia registrata è immediatamente visibile sullo schermo e può essere utilizzata per guidare i nostri passi a intercettare nuovamente un tratto già percorso. E se nonostante tutto le cose di mettono male e ci siamo persi (col GPS! Non diciamolo a nessuno!) possiamo ricorrere alla funzione Track back, cioè la trasformazione della traccia memorizzata in una rotta inversa che ci riporti passo passo al punto di partenza.
Infine ricordiamo che il GPS ha sempre ragione: se abbiamo la ragionevole certezza di aver fatto le cose per bene nella pianificazione della rotta, non cadiamo nella tentazione di seguire il nostro intuito, ma fidiamoci delle indicazioni dello strumento.
 
Autonomia Più di dieci ore di autonomia da un GPS non ci si possono attendere e sul campo sono spesso in realtà di meno. Meglio allora prevedere un paio di set di batterie di ricambio nello zaino. Se poi dovessimo rimanere ugualmente a corto di energia, possiamo cercare di prolungare la vita di quelle che abbiamo: escludiamo la retroilluminazione se non necessaria; utilizziamo come schermata attiva la pagina Bussola o quella Computer di viaggio in luogo della più energivora Cartografia; spegniamo la bussola elettronica quando siamo in movimento, affidandoci a quella del GPS; interrompiamo la navigazione lungo una rotta quando la direzione sia del tutto evidente.
 
Trasporto Una questione da risolvere è come portare lo strumento durante il cammino, in modo di averlo a portata di mano all'occorrenza, di tenerlo nella migliore posizione per la visibilità dei satelliti e anche di proteggerlo da urti e cadute. Se il nostro scopo è solo quello di registrare il percorso, è adatta la tasca superiore dello zaino, ma se è necessario consultarlo periodicamente questa soluzione non è praticabile.
Sicuramente meglio dotarsi di una tasca esterna da agganciare con un moschettone a un'asola dello spallaccio dello zaino, dove il GPS rimane al riparo dagli urti e può essere agevolmente consultato. Ferrino propone il modello Uros, dotato di velcro per il fissaggio.
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