Monti Invisibili
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Groenlandia, 28 giugno - 28 luglio 1996
 
Dal diario di viaggio
 
Sisimiut, 29 giugno 1996. Enormi masse ghiacciate incrociano davanti alla nostra tenda, 75 chilometri a nord del Circolo Polare Artico; il mio terzo circolo dopo la Finlandia e l’Alaska. Il paesaggio è impressionante e ogni particolare trasmette la sensazione di una terra incredibilmente antica e tormentata dai ghiacci. I fiumi del disgelo scendono impetuosi verso il mare, colorati di bianco dalle rocce sbriciolate; i devastati fianchi delle montagne denunciano tutti i loro due miliardi di anni; branchi di renne e buoi muschiati pascolano a poca distanza da noi e ovunque, fra le miriadi di fiori che esplodono nel breve lasso di tempo concesso dalla natura, cresce l’erioforo, un ciuffo di candido cotone il cui nome groenlandese sta per “qualcosa che assomiglia a una lepre”.
Ieri sera il volo da Copenaghen è partito con quasi quattro ore di ritardo. Il velivolo ha sorvolato a lungo l’Inlandis, l’immane calotta di ghiaccio dell’interno, che si estende abbagliante, solcata da scuri rilievi. Il basso sole di mezzanotte ha creato un paesaggio vibrante di luci e ombre che ha richiamato alla mente le magiche descrizioni di Tolkien.
Siamo quindi atterrati a Kangerlussuaq a mezzanotte ora locale, le 4 di mattina ora europea. Dopo aver trovato un buon posto per la tenda, finalmente all’una e mezzo ci siamo coricati nei nostri sacchi per una profonda notte di sonno.
Chiamare Kangerlussuaq una città è un gentile eufemismo: è poco più di un pugno di case intorno all’aeroporto, ex base militare americana, a 200 chilometri dall’Oceano e a soli 25 dall’Inlandis. Però gli americani hanno lasciato la palestra, la piscina, il bowling e addirittura un campo da golf. Dopo un rapido giro abbiamo deciso di partire subito, anche perché ci torneremo fra un mese. Così ci siamo avviati verso Sisimiut e per la prima volta ho volato in elicottero: un Sikorsky diciotto posti per 45 minuti di volo e 1120 corone, sorvolando a bassa quota un panorama stupendo.
Sisimiut (La gente nelle tane delle volpi, in lingua inuit) è molto più bella, con le sue case colorate che si stagliano sulle montagne circostanti. Abbiamo conosciuto alcuni groenlandesi intenti a prendersi la sbronza settimanale del sabato pomeriggio: in effetti la vita qui non deve essere facile. E non sarà facile neanche per noi con tutte queste zanzare (mai viste una tale quantità e aggressività, neanche in Alaska) e con i costi pazzeschi di questa terra.
Fra poco si cena, poi lo struscio in città e quindi, con il sole inesorabilmente alto nel cielo, ci andremo a cuccare. Ora basta scrivere che sto scomodo e sono tutto imbacuccato per colpa delle zanzare.
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