Monti Invisibili
Anello della Val d’Orcia
Quota 567 m
Data 11-12 aprile 2026
Sentiero segnato
Dislivello 1.045 m
Distanza 38,06 km
Tempo totale 10:55 h
Tempo di marcia 9:25 h
Cartografia Multigraphic Val d’Orcia
Descrizione San Quirico d’Orcia - Montalcino ((7,31 h, +772 m, -603 m, 24,31 km): da San Quirico d’Orcia (409 m) per Castelnuovo dell’Abate (350 m, +3,37 h), l’Abbazia di Sant’Antimo (320 m, +14 min.) e Montalcino (567 m, +2,10 h). Avvistata una vipera. Ottima cena toscana al ristorante Re di Macchia.
Montalcino - San Quirico d’Orcia (3,24 h, +373 m, -439 m, 13,75 km): da Montalcino a San Quirico d’Orcia .
Escursione su tracciati ufficiali, esclusivamente su strade bianche con brevi tratti asfaltati, nell’ondulato e suggestivo paesaggio della Val d’Orcia per festeggiare i 60 anni di Marco e Roberto.

059 Andrea Alfredo Roberto Marco

058 San Quirico d'orcia

057 San Quirico d'Orcia

056 San Quirico d'Orcia

054 Verso San Quirico d'Orcia Mercedes

053 Verso San Quirico d'Orcia

052 Verso San Quirico d'Orcia

051 Verso San Quirico d'Orcia

050 Verso San qQirico d'Orcia

048 Montalcino

046 Montalcino

045 Montalcino

044 Montalcino

043 Montalcino

042 Montalcino Roberto Alfredo Marco

039 Montalcino Re di Macchia

038 Montalcino

037 Montalcino

036 Montalcino

035 Verso Montalcino

034 Verso Montalcino

033 Abbazia di Sant'Antimo

031 Abbazia di Sant'Antimo

030 Abbazia di Sant'Antimo

029 Abbazia di Sant'Antimo

028 Abbazia di Sant'Antimo

027 Abbazia di Sant'Antimo

026 Abbazia di Sant'Antimo

024 Castelnuovo dell'Abate

023 Castelnuovo dell'Abate

022 Castelnuovo dell'Abate

021 Abbazia di Sant'Antimo

019 Verso Castelnuovo dell'Abate

018 Verso Castelnuovo dell'Abate

017 Ripa d'Orcia

016 Ripa d'Orcia

015 Verso Castelnuovo dell'Abate

013 Verso Castelnuovo dell'Abate

012 Verso Castelnuovo dell'Abate

010 Verso Castelnuovo dell'Abate

008 Verso Castelnuovo dell'Abate

005 San Quirico d'Orcia

001 San Quirico d'Orcia

001c Alfredo

001b Andrea

001a Roberto

000 Val d'Orcia altimetri
Anello della Val d’Orcia, 11-12 aprile 2026. Per chi ritiene che il cammino sia una perfetta metafora della vita, quale modo migliore del cammino stesso per celebrare un’importante tappa della vita?
Detto fatto, raggiunti i 60, come da tradizione decennale, eccoci in cammino per onorare – fra passi, risate, vino, birra, sigari e buon cibo – non solo i miei ma anche i sei decenni dell’amico Roberto. Ne sono trascorse di avventure insieme da quel primo incontro del 1986 sul treno per Monaco di Baviera, che doveva segnare anche un intenso cammino di vita: fra l’altro testimonio di nozze e padrino di mia figlia.
E poi Andrea, conosciuto nel 1993 come commilitone e allievo sotto le armi, recalcitrante gioioso sui sentieri, secondo testimonio e non tanto lontano anche lui dai 60, cui sarà dedicata opportuna sgambata.
Ultimo ma non ultimo Alfredo, primi passi insieme sempre nel 1993 sotto le ali protettrici di Mountain Wilderness: prima che si votasse di nuovo al velocipede, probabilmente il miglior compagno di cammino che abbia mai avuto.
Insomma, la giusta compagnia da condurre a scarpinare nell’affascinante territorio toscano della Val d’Orcia, che oltre a paesaggi incantevoli è in grado di offrire una culinaria di tutto rispetto.
Avvio da San Quirico d’Orcia per una combinazione di strade bianche che fra fattorie, cipressi e mattoncini in cotto, ci conduce quasi senza sforzo (ma con un sovrappiù di risate) al borgo di Castelnuovo dell’Abate. E lì birre, taglieri di formaggi e salumi che rendono ardua la ripartenza sotto il sole del mezzodì.
Meno male che sono solo pochi passi per la sempre sorprendente Abbazia di Sant’Antimo, dove, fra le solmodie dei monaci, approfittiamo delle pacifiche ombre di un ulivo per dare fiato ai nostri sigari toscani.
Ora però la salita morde continua sotto il sole pomeridiano ed è con sollievo che salutiamo le mura di Montalcino, alta sull’ondulata Valle dell’Ombrone, dove ci rifugiamo in una bettola per una veloce merenda a birra e patatine.
Una doccia, un riposino e poi bighelloniamo per il bel borgo medievale tediosamente denso di popolo, in attesa dell’agognata cena. Re di Macchia, non tradisce (un po’ come Emiliano) e il cortese Antonio ci ammannisce i gustosi manicaretti e il buon rosso di Montalcino dei quali avevamo bisogno.
Le ormai deserte vie del borgo sono ora la giusta quinta per i nostri puteolenti tabacchi, che nelle loro spire ci conducono infine fra le coltri.
È un’alba di gloria (seppur annuvolata) quando in tre tentiamo di scardinare Andrea dal letto. Ma come Dio vuole siamo di nuovo in marcia in un territorio completamente differente da quello del giorno precedente. Dove lì procedevamo fra boschi, cipressi e poderi, qui incrociamo a lungo fra campi di colza e filari di vigne, sotto un cielo bigio che non toglie fascino al paesaggio.
Le continue ondulazioni ci celano San Quirico fino all’ultima curva, ma poi finalmente la statua di Tazio Nuvolari ci invita all’ultimo brindisi per i nostri genetliaci
Finiti questi primi 60, pensiamo ora al cammino dei prossimi.