Monti Invisibili

Traversata di Marturanum

Quota 487 m

Data 27 dicembre 2018

Sentiero segnato

Dislivello in salita 551 m

Dislivello in discesa 560 m

Distanza 27,51 km

Tempo totale 7:40 h

Tempo di marcia 7:09 h

Cartografia Il Lupo Monti della Tolfa

Descrizione Dalla stazione ferroviaria di Vetralla (398 m) per l’ingresso settentrionale dell’area archeologica di Marturanum (354 m, +1,20 h), con visita del Greppo Cenale fino alla Tomba Thanzinas (329 m, +25 min.). Poi per Poggio Caiolo (360 m, +30 min.) con visita del sito: Tomba dei Letti (351 m), Tumulo del Caiolo (349 m), le Palazzine (320 m), Tombe a Portico (329 m), Tomba a due piani (328 m), Tomba della Regina (320 m), Tomba del Cervo (314 m) e Scalinata del Cervo (326 m). Quindi per la tagliata etrusca per la chiesa medievale di San Giuliano (347 m, +1 h) e la vicina cisterna romana (344 m). Poi per la Necropoli di San Giuliano (351 m) con visita del sito: Tomba Costa, Tomba Gemini (327 m), Tomba Rosi (337 m) e Tumulo Cima (346 m). Uscita dall’area archeologica (+30 min., 2,45 h dall’ingresso) e proseguimento per Barbarano Romano (341 m, +35 min.) con breve visita del borgo (+20 min.) e proseguimento per il Fontanile Pietra Pica (309 m, +25 min.), il Fontanile Tirintera (457 m, +40 min.) e Vejano (388 m, +1,24 h). Bus Cotral per Oriolo Romano e treno per Roma. Appagante escursione su sentieri, tratturi, carrarecce e asfaltate di scarso o inesistente traffico.

 

Aggiornati Waypoint Tuscia

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Traccia GPS

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038VersoVejano.JPG037VersoVejano.JPG036VersoVejano.JPG035FontanileTirintera.JPG034VersoVejano.JPG033BarbaranoRomano.JPG032BarbaranoRomano.JPG031FontedelPisciarello.JPG030FontedelPisciarello.JPG029CalatorediPisciarello.JPG028CalatorediPisciarello.JPG027CalatorediPisciarello.JPG026VersoBarbaranoRomano.JPG025NecropolidiSanGiuliano.JPG024Andandopertombe.JPG023TombaCosta.JPG022Piazzettafuneraria.JPG021TombaRosi.JPG020TombaGemini.JPG019ChiesadiSanGiuliano.JPG018ScalinatadelCervo.JPG017TombadelCervo.JPG016TombadellaRegina.JPG015Tombeaportico.JPG014TumuloCuccumella.JPG013VersotombaThanzinas.JPG012VersotombaThanzinas.JPG011GreppoCenale.JPG010MarturanumGreppoCenale.JPG009VersoMarturanum.JPG008VersoMarturanum.JPG007VersoMarturanum.JPG006VersoMarturanum.JPG005VersoMarturanum.JPG004FerroviaRomaViterbo.JPG003VersoMarturanum.JPG002VersoMarturanum.JPG001Vetralla.JPG

Traversata di Marturanum, 27 dicembre 2018. Mi piace andare in montagna, il Gran Sasso per esempio. E allora fra andata e ritorno sono circa 27 euro di autostrada, 40 di carburante, un 7 euro fra colazione, birra e patatine. Ecco che una giornata – spesso solitaria – di libertà sui monti arriva facile facile a 75 euro di spesa. Per tacer della Majella!

Anche a non voler contare l’usura veicolo, il rischio di viaggio e la noia mortale della guida, negli ultimi tempi m’interrogo sulla moralità, per sinceri amanti della natura, di farsi cinque ore di carburante e autostrada per qualche ora sui sentieri.

E così, alla ricerca di nuova soddisfazione nel cammino, ultimamente cerco di reinquadrare il tutto in una prospettiva più umana ed ecologica, strologando itinerari che prevedano l’uso massiccio dei mezzi pubblici.

Come, ad esempio, questa lunga traversata nel Parco regionale Marturanum che, grazie a un bel lavoro di segnatura del CAI di Viterbo, ho scoperto raggiungibile con la ferrovia FL3 che passa sotto casa.

Un’oretta di sferragliamenti mi sbarcano in una Vetralla confettata di gelo, dove in breve mi accoglie il cartello che indica la direzione per Marturanum.

Fra pozzanghere ghiacciate e alberi ancora autunnali, prendo il cammino su una combinazione di tratturi e deserte asfaltate, dove incrociano solo Fiat Panda vecchio modello, la scatola di latta che ha motorizzato l’agricoltura italiana più del trattore Same.

L’ambiente sempre più solitario e il mare Tirreno che luccica all’orizzonte non mi fanno rimpiangere le alte quote: questi sono territori diversi, non comparabili, ma non di diverso fascino.

Salgo e scendo per i colli di questa fertile Tuscia e in poco più di un’ora sono all’ingresso settentrionale dell’area protetta, che oltre all’ampia biodiversità, ospita anche il più ricco sito archeologico d’Etruria. La necropoli etrusca di San Giuliano propone infatti in un contesto territoriale suggestivo tutti i tipi di monumento funerario etrusco: a tumulo, a facciata rupestre, a dado, a semidado, a nicchia, a camera sotterranea.

Oltre duemila le sepolture disperse nel sistema di forre del fiume Biedano, dove l’acqua ha inciso i morbidi tavolati tufacei, lasciando grandi canyon ricoperti di fitta vegetazione.

In qualsiasi altro paese un luogo di tale importanza sarebbe presidiato, tutelato, a pagamento. Qui troviamo qualche scalcinata tabella e un percorso di visita casuale, nel quale è purtroppo evidente l’opera indegna dei tombaroli.

Ma non tutto il male viene per nuocere e nel fascino della solitudine mi avvio alla scoperta delle tombe del Greppo Cenale, la prima altura che riserva subito un affaccio vertiginoso sulle forre tufacee e poi un’aerea cengia verso la Tomba Thanzinas e le sue scritte rupestri.

Volgo verso il gruppo centrale del Caiolo, con area picnic, bar e acqua: ma oggi è tutto chiuso. Una famigliola si aggira perplessa, non sapendo da che parte dirigersi ed io cambio il mio programma per condurli a vedere quello che conosco e soprattutto la scalinata con il bassorilievo del cervo attaccato da un lupo che è simbolo della riserva.

Paolo, Vanessa e soprattutto la piccola Chiara, cui consegno la mia torcia, seguono le mie scarne spiegazioni e poi dal Fosso del Neme risaliamo alla romanica Chiesa di San Giuliano e alla vicina cisterna romana.

Le nostre strade si dividono e volgo lesto verso il terzo gruppo di tombe, solitari sacelli dove prepotente aleggia lo spirito dei Rasna.

L’oscuro Calatore del Pisciarello mi apre poi le mura ocra del tufaceo e arroccato borgo di Barbarano Romano. Mi aggiro per i deserti vicoli e scambio due chiacchere con Marsia: viene qui da Roma a trovare il papà che non intende abbandonare il paese natale. “Questo mondo è ormai spopolato, come le tombe che sovrasta, ma è un luogo dove ancora poter vivere bene”, mi racconta, con lo sguardo sognante che si libra sulla Forra del Neme.

Un tè, un panino e il cammino è ancora lungo. Sotto un sole caldo e luminoso mi metto in marcia per campi e castagni, sempre scortato da una segnaletica continua ma discreta.

I toni rugginosi della Tuscia si stemperano nei grigi trachiti della Tolfa, fra vecchi fontanili e vacche maremmane sotto un cielo di un blu infinito.

Una natalizia Vejano all’imbrunire accoglie i miei ultimi passi, ma le difficoltà non sono terminate. La collocazione delle fermate degli autobus Cotral (l’azienda di trasporto pubblico laziale) è rimessa alla tradizione orale: “Vedi quell’angolo laggiù…, vicino al cestino della spazzatura…, dietro la fontana…”. Non va meglio per il biglietto: solo dal tabaccaio, ma ora è chiuso; davanti un bel distributore automatico, ma solo per sigarette, gratta e vinci e preservativi.

A Oriolo Romano si replica, per i biglietti; che almeno la fermata del treno è obbligata.

E così finisce questa economica giornata d’avventura, con un costo di 6 euro per il treno, 1,10 di bus e 4,70 di birra e patatine: 11,80 euro in totale.

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