Monti Invisibili
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Transiberiana, 31 luglio - 27 agosto 1998
 
Dal diario di viaggio
 
Transiberiana Km 680, 7 agosto 1998. Il viaggio verso l’Oriente è iniziato in un piovoso pomeriggio d’agosto. Alla stazione una folla di mongoli stava tesa sotto il tabellone come davanti al totalizzatore di un ippodromo: apparso il numero del binario è scattato l’assalto al treno. Il convoglio viene infatti usato per commerciare tonnellate di merce: marmellata, scarpe, vestiti, libri, elettrodomestici e quant’altro possa essere venduto per i prossimi 6.000 chilometri, fino alla frontiera con la Mongolia. Sino a notte fonda è stato tutto un brulichio di mongoli affaccendati a riordinare al meglio le loro mercanzie, non trascurando neanche gli spazi liberi negli scompartimenti dei pochi turisti. Giam, di Ulan Bator, mi dice che fa questo viaggio due volte al mese, più uno a Pechino per approvvigionarsi; così mantiene la sua famiglia in condizioni relativamente agiate.
Niente a che spartire questo treno cinese con quello che mi ha portato a Mosca. Il personale, in divisa, è impeccabile e a bordo la pulizia regna sovrana nonostante l’eterogeneo carico umano: due provodnik per vagone passano regolarmente l’aspirapolvere (almeno in prima classe) e il titan, la versione ferroviaria del samovar, va a tutto vapore, fornendo acqua bollente in abbondanza per te, zuppe e abluzioni. La torba che lo alimenta pervade tutto il treno del suo acre ma gradevole odore.
Lo scompartimento è spazioso come una nostra seconda classe, ma ci stiamo solo in due; inoltre i posti sono frontali e non verticali. Come compagno di viaggio mi hanno affibbiato un russo non molto da prima classe, convinto che posso comprenderlo se parla lentamente.
 
 
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