Monti Invisibili
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Russia, 8 agosto – 2 settembre 2005

Dal diario di viaggio

Isole Solovetsky, Mar Bianco, 17 agosto 2005. Giornata di pioggia. Qualche raro russo passa frettolosofra le pozzanghere di strade sterrate. Tutte le foglie sulle betulle stillanoacqua, mentre Flavia fa un solitario e la mia pipa brucia lenta in questaveranda con vista sul passato.
Ora la pipa è finita e io miappresto a riportare gli ultimi avvenimenti. Ieri, dopo una quasi insonne nottedovuta all’inquietudine di Flavia per la nostra spartana ma affascinantesistemazione, ci siamo avviati alla scoperta di queste antiche isole. IlCremlino è un luogo affascinante: all’interno di mura poderose, cinte da altetorri coniche costruite con enormi massi, si nasconde un vero e proprio anticoborgo. Vecchie dimore, orti, le mistiche chiese con le cupole a cipolla, i popenei neri caffettani; tutto in continua e perenne ristrutturazione da parte diuna miriade di volontari, soprattutto donne, con i loro fazzoletti a coprire icapelli: un’immagine della vecchia Russia.
Poi abbiamo noleggiato due bici eci siamo spinti verso nord, su una delle tante sterrate in un ambiente dibetulle, incantevoli laghetti e insenature sul mare aperto. Abbiamo cosìraggiunto Sekirnaya Gora, la montagna tagliente, sulla cui cima la piccolachiesa dell’Ascensione veniva usata per l’isolamento dei prigionieri e da unaripida e interminabile scalinata venivano precipitati, legati a una trave,quelli da punire: con una morte sofferta. E’ impressionante pensare che luoghidi tale bellezza abbiano visto il dolore e la disperazione di migliaia dipersone, spesso colpevoli di nulla se non di essere. Sono trascorsi solo pochianni, eppure sembrano avvenimenti di un tempo remoto: dimenticati da unOccidente che considera l’emblema della falce e martello come un’elegantereliquia politica; sepolti dalla Russia post-comunista, che non ha voglia diricordare questo oscuro passato prossimo e non ha neanche un museo perricordare cosa avvenne a milioni di vittime. Tant’è solo una vecchia e marcitacroce di legno è posta a memoria di tanta sofferenza.
Sulla strada del ritorno abbiamofatto sosta all’incantevole giardino botanico di Khutor Gorka, dove alcunigiardinieri lavorano per mantenere vivo un mondo fiorito.
Questa mattina ci siamo recati almolo per la barca delle 6 per Kem. La nave era lì, ma il capitano nella notteha deciso di spostare la partenza alle 16, e siamo tornati a casa per unsupplemento di dormita. La Russia è questa: bisogna viaggiarla con spiritosudamericano, pronti a cambiare piani e itinerario per far fronteall’imprevedibilità, all’indolenza, alla disorganizzazione cronica di questopopolo. Però con spirito di adattamento si può viaggiare anche liberamente,zaino in spalla.
Ora sono le 2 del pomeriggio, hasmesso di piovere e cercheremo di prendere la nave delle 16: sempre se ilcapitano non ha cambiato idea.
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