Monti Invisibili
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Robert Byron

 

1932, da Londra a Calcutta in aeroplano

 

Ultimamente ho trovato in una libreria dell’usato Gente di pianura, dei della montagna. Prima la Russia, poi il Tibet, di quel gran viaggiatore britannico che è stato Robert Byron.

Scrittore, storico e critico d’arte vissuto fra il 1905 e 1941– quando il piroscafo con il quale viaggiava verso l’Egitto fu silurato dai tedeschi – è sicuramente più noto per La via per l’Oxiana, del quale Bruce Chatwin scriveva “La mia copia personale – ormai priva della rilegatura e tutta macchiata, dopo quattro viaggi nell’Asia centrale – mi accompagna da quando avevo quindici anni”.

 

In Gente di pianura, dei della montagna, Byron racconta, con il suo usuale stile arguto e pungente, due suoi viaggi nei primi anni 30 del novecento, attraverso una Russia impegnata a edificare il comunismo e un Tibet che di rivoluzioni invece non ne vuole proprio sapere.

Ma quello che ha solleticato la mia curiosità è stata la descrizione del viaggio in aereo, nel 1932, per arrivare in India, in un’epoca nella quale tutti siamo portati a immaginare ci si movesse esclusivamente in treno e in nave.

Così, aiutato dalle pagine del libro, ho fatto un po’ di ricerche.

 

Il viaggio di 10.000 chilometri con la Imperial Airways, la compagnia aerea che fra il 1924 e il 1939 assicurava i collegamenti nell’impero britannico, durò 7 giorni.

Byron partì dall’aeroporto di Londra Charles Street e ovviamente era impossibile ai tempi effettuare il percorso senza scali; ecco le tappe:

Francia Le Bourget

Svizzera Basilea

Italia Genova, Napoli

Grecia Atene, Creta

Libia Tobruk

Egitto Alessandria d’Egitto

Palestina Gaza

Irak Bagdad, Bassora

Iran Bushehr, Bandar-e Jask

Pakistan Gwadar, Karachi

India Calcutta

 

Da Londra a Genova il velivolo si chiamava City of Wellington ed era un Armstrong Whitworth Argosy, un biplano trimotore.

en.wikipedia.org/wiki/Armstrong_Whitworth_Argosy

 

Da Genova ad Alessandria d’Egitto si chiamava City of Rome ed era uno Short S.8 Calcutta, un idrovolante biplano trimotore.

it.wikipedia.org/wiki/Short_S.8_Calcutta

 

Da Alessandria d’Egitto a Calcutta, infine, il City of Cairo, un De Havilland DH.66 Hercules, un altro biplano trimotore.

it.wikipedia.org/wiki/De_Havilland_DH.66_Hercules

 

Ed ecco le parole di Byron sulla prima esperienza di volo.

“Provai come una depressione soffocante. Se si esclude un quarto d’ora a bordo di un Flea in lamiera e tela che con un supplemento di sette scellini e sei penny aveva fatto il giro della morte prima di precipitare una settimana più tardi, quello era in assoluto il mio primo volo. E adesso mi ritrovavo a smaniare in un’oscura cabina larga a malapena cinque piedi (poco più di un metro e mezzo), seduto su un minuscolo seggiolino in vimini, certo che da un momento all’altro il frastuono dei motori mi avrebbe letteralmente disintegrato”.

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