Monti Invisibili
Monte Greco
Quota 2.285 m
Data 24 agosto 2011
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 1.781 m
Distanza 28,52 km
Tempo totale 11:39 h
Tempo di marcia 10:29 h
Cartografia Il Lupo Altipiani Maggiori d'Abruzzo
Descrizione Dall’Aremogna (1.570 m) per le Toppe del Tesoro(2.140 m, +1,06 h), Serra le Gravare (2.104 m, +1,28 h), Monte Greco (2.285 m,+42 min.), Monte Chiarano (2.178 m, +34 min.), Rocca Chiarano (2.175 m, +1,04h), Serra Rocca Chiarano (2.262 m, +49 min.), il Valico dello Scalone (1.980 m,+1,23 h), la fonte di quota 1.804 (+13 min.), Monte Pratello (2.058 m, +2 h) el’Aremogna (+1,10 h). Giornata torrida. Avvistato un branco di daini sotto aovest di Monte Chiarano.
06 Monte Greco log

Traccia GPS

07 Monte Greco dislivello
010DopoSerraRoccaChiarano.JPG009DopoSerraRoccaChiarano.JPG008SerraRoccaChiarano.JPG007VersoSerraRoccaChiarano.JPG006MonteChiarano.JPG004MonteGrecomeeAlessandro.JPG003SerraRoccaChiarano.JPG001LagoPantaniello.JPG
Monte Greco, 24 agosto 2011. Una volta scrissi che le montagne potevanoessere fatte d’acqua. Ma altre volte possono essere fatte anche di fuoco, disete torrida, pietre roventi e stoppie riarse. E in questo caso a poco servel’aria rarefatta delle alte quote, se non a incrementare la sensazione disfinimento che il caldo induce. Complice questo riarso scampolo di fine agosto,così ci si è presentato questo lembo di territorio abruzzese nel quale ci siamoavventurati, Andrea Doddi ed io, per un ampio anello che ci ha portato acalcare ben sei vette.
Sono da poco passate le 8 quando ci avviamo lungo gli orridisbancamenti per sci-muniti che deturpano il fianco orientale delle Toppe delTesoro. Poco più di un’ora e siamo in vetta a questo primo duemila, dove abbandoniamofinalmente le piste e la vista ci si apre su tutto l’impervio e isolatopercorso odierno. L’aria è ancora fresca, ma ci avvediamo subito che sarà unagiornata di eterni saliscendi.
Lambiamo il prosciugato lago Pantaniello, unica chiazza verde in unambiente cromaticamente giallo, e siamo ai 2.104 metri della Serra le Gravare,proprio di fronte alla lunga cresta di Serra di Rocca Chiarano, che ci vedràprotagonisti per buona metà della giornata.
E’ tempo di attaccare il Greco. Tre quarti d’ora scarsi per i suoi2.285 metri, dove troviamo una nutrita comitiva dalla quale esceun’esclamazione: “Marco Sances!” E’ Alessandro Caira, della sgroppata sulMarsicano. Ci abbracciamo con trasporto. La solitudine della montagna rende ilprossimo più gradito di quanto sia in spazi affollati come una città. Se già ènormale, e piacevole, salutarsi quando ci si imbatte su un sentiero con unaltro escursionista, figuriamoci quale è la gioia di incappare in una personaconosciuta.
Riprendiamo il cammino con un sole che ormai inizia a battereinesorabile, mentre sotto di noi un branco di daini quasi si confonde conl’erba secca.
Da Monte Chiarano la vista cerca di allontanarsi verso il Molise, illago di Castel San Vincenzo, le Mainarde e Monte Miletto, ostacolata in ciò dauna densa cortina di caligine. Attacchiamo la lunga cresta mentre il sole cimartella e la lingua si gonfia. Rocca Chiarano (2.175 m), Serra Rocca Chiarano(2.262 m). Un incredibile e ampio circolo glaciale e mentre a ovest apparePasso Godi, siamo finalmente al Valico dello Scalone, con le tempie che pulsanoe le borracce più secche del deserto del Sahara. Il Gps mi indica una fontepoco lontana, ma temiamo sia ormai secca. E invece esce un rivolo d’acqua, pocopiù di un filo sul quale di avventiamo, ci dissetiamo e ci bagniamo. Nelpiccolo principe, Saint-Exupéry scrive: “Quest’acqua era ben altra cosa che unalimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola,dallo sforzo delle mie braccia.”
Ma non è ancora finita. Ora inizia la parte più dura della giornata:tre ore di infiniti saliscendi in una sorta di conca infocata, con la testa chemartella, le gambe pesanti e l’aria rovente che sembra non soddisfare lenecessità del respiro. La lunga salita all’ultimo duemila del Monte Pratellosembra non dover finire mai, e come disse Daumal “Quando i piedi non voglionopiù portarti, si cammina sulla testa”.
Finalmente alle sei passate siamo in vetta, mentre l’aria della serastempera ormai la calura e l’ombra rende più lieve il passo.Sono infine quasi dodici ore di marcia quando ci infiliamo in un barper un paio di birre ristoratrici.
Create a website