Monti Invisibili
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India, 5-30 agosto 2006
 
Dal diario di viaggio
 
Udaipur, Rajasthan, 13 agosto 2006. Ieri mattina profonda camminata nella parte vecchia di Jodhpur. Il classico disordine indiano, ma un disordine alacre: botteghe, artigiani, pensioni a buon mercato, in un dedalo di vicoli e viuzze con le case del classico blu della città.
Poi di nuovo sulla strada: e che strada! Praticamente una sfida continua con la morte: camion ovunque e automobili che vi sfrecciano in mezzo cercando di superarli e di evitarli. Tutti viaggiano costantemente ad alta velocità al centro della carreggiata e solo davanti allo scontro frontale si spostano di malavoglia. In india la strada è il luogo dove si vive, si dorme, si lavora, si ama e si muore. Lungo la strada si snodano interminabili processioni di pellegrini in marcia verso i luoghi sacri: chi cammina, chi pedala, chi si rotola sull’asfalto per centinaia di chilometri, con un buon amico che lo spinge, a pedate. Come se non bastasse metteteci il naturale contorno indiano di frequentatori delle carreggiate: cani, greggi, maiali, cammelli, mucche ed elefanti, biciclette, risciò e ciclorisciò, motociclette (queste con un numero variabile di passeggeri da uno a quattro) e capirete che guidare in India è una sorta di gioco con differenti livelli di difficoltà. Da non dimenticare, poi, che ogni autista indiano è un vero e proprio virtuoso del clacson. Qualsiasi macchina, pedone, carretto, ciclista, mucca in cui si imbatta viene investito da una salva di bip-bip o di horn, di peee o di parapà; ma nessuno si sposta, tanto meno le mucche, così abituate a quel gran baccano da starsene beate a ruminare al centro della carreggiata: una mucca nostrana morirebbe d’infarto. Il piacere è il suono: una macchina può avere le gomme lisce, può mancare del cofano e degli sportelli, financo del lunotto anteriore, ma se si rompe il clacson si ferma senza rimedio. Tant’è che tutti i veicoli hanno scritta sulla parte posteriore l’implorazione: Horn please, suona per favore!
 
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