Monti Invisibili
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Traccia GPS

Quando salendo creavi il mondo

 

Fosco Maraini sul Gran Sasso

 

“Arrivammo ad Assergi in moto, mio cugino Nico ed io. Ma da lì in su la montagna era vera montagna, non – com’è oggi – un terrapieno per strade asfaltate, o una specie di gigantesco pilone per gondole di funivie.

Soltanto il fatto di salire a piedi, con un pesantissimo sacco sulle spalle, da Assergi alla Portella, al crinale sassoso tra Pizzo Cefalone e Monte Portella, che lunga, lenta, sudata conquista! Quelle ore di fatica ci allontanavano gradualmente dal mondo normale della pianura e della città”.

 

È l’autunno del 1930 e Fosco Maraini (1912-2004, fotografo, documentarista, poeta, etnologo e alpinista dai molteplici interessi e dalla vita particolarmente ricca e varia) si reca con il cugino per una settimana di vagabondaggi e arrampicate sul Gran Sasso.

Un mondo allora primordiale, dove perdersi e sfogare l’esuberante energia dei vent’anni.

Verranno poi gli anni delle spedizioni in Asia, del Tibet e del Giappone, ma proprio da questa giovanile esperienza di cammino e di roccia – probabilmente con i ricordi alle serate con lo sguardo che si librava sullo sconfinato altopiano di Campo Imperatore – che nasce la celebre definizione di Piccolo Tibet.

 

“Campo Imperatore, per esempio, potrebbe benissimo essere Tibet; ricorda la pianura sconfinata di Phari Dzong, a 4200 metri, sulla via tra l’India e Lasha”.

 

Quando salendo creavi il mondo: quanti di noi hanno avuto la medesima impressione che il mondo sorgesse per la prima volta mentre s’inerpicavano sui fianchi di una montagna?!

 

Il racconto (incluso nell’antologia Racconti di montagna, Einaudi) risale al 1975 e fa parte della raccolta Aquilotti del Gran Sasso, Pietracamela 1925-1975.

 

Ho inserito le immagini secondo l’ordine del racconto, per cercare di comunicare le emozioni che Maraini sperimentò ormai quasi 90 anni or sono.

Buona lettura.

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