Monti Invisibili
Colle Santo Ianni
Quota 1.145 m
Data 1° giugno 2014
Sentiero segnato
Dislivello 320 m
Distanza 8,69 km
Tempo totale 5:43 h
Tempo di marcia 3:20 h
Cartografia Il Lupo Monti Marsicani
Descrizione Da Villetta Barrea (975 m) alla cima (1.145 m,+1,05). Ritorno per Pian del Molino, Colle Jajacque (1.187 m, +1,30 h),Civitella Alfedena (1.107 m, +25 min) e Villetta Barrea (+20 min). Undiciadulti, nove bambini e un cane.
06 Santo Ianni log

Traccia GPS

07 Santo Ianni dislivello
067AlbaFucensVittoria.JPG062AlbaFucensVittoria.JPG060AlbaFucens.JPG055AlbaFucensteatro.JPG053AlbaFucenscastelloOrsini.JPG052AlbaFucensSanPietro.JPG049AlbaFucensGuglielmoeGiulio.JPG047VolpeRossagruppo.JPG046VolpeRossatavolata.JPG045VolpeRossabrace.JPG041VolpeRossacucina.JPG039CivitellaAlfedenalupo.JPG036Barrea.JPG033PiandelMolinoguado.JPG032ElenaVittoriaBianca.JPG030DaColleSantoIanni.JPG025Alfredoefigli.JPG020Soldatino.JPG019ColleSantoIanni.JPG018ElenaeMarco.JPG016ColleSantoIanni.JPG015ElenaeBianca.JPG014VersoColleSantoIanni.JPG010VillettaBarreaGruppo.JPG008VolpeRossaMarcoGerardoAlfredo.JPG005PescinatombaSilone.JPG004PescinatombaSilone.JPG003Pescina.JPG001PescinaSantaMariadelleGrazie.JPG
Pescasseroli,2 giugno 2014. Insomma, parliamoci chiaro: nel nostro paese, checché se ne dica, la natura nongode di grande considerazione. Sì, convegni, tavole rotonde, prodottibiologici, ma poi se non si trova un cestino, la bottiglia o la sigaretta finisconoper terra, se si tratta di usare i mezzi pubblici… domineddio ce ne scampi e isentieri, almeno quelli appenninici rimangono sempre desolatamente vuoti.
Allora tocca a noi iniziare a cambiare le cose, conl'esempio, insegnando ai nostri pargoli non solo a rispettare (che questo vienedopo) ma ad amare apprezzare godere la natura, perché non si è disposti adifendere qualcosa che non si ama e che non si può vivere: con una notte sottole stelle, una serata intorno al fuoco, una passeggiata nei boschi.
D'altronde un’antica massima sioux recitava: “Uomo,solo in prestito hai avuto la terra”. E in effetti non possiamo sciuparla chedobbiamo lasciarla a loro, magari meglio di come l'abbiamo trovata.
E così eccoci qui nella capitale del Parco,nonostante il meteo ostile, per tre giorni di immersione nell'esuberante naturamarsicana. Come al solito le mie organizzazioni riscuotono successo e hoprenotato tutto l'ostello Volpe Rossa per la nostra nutrita combriccola chevede ben cinque famiglie (Ferrucci, Guzzo, Nacamulli, Sances, Scamponi), novefrugoletti (Bianca e Giulio, Elena e Francesco, Giulia e Flavia, Riccardo eGuglielmo e ovviamente Vittoria), un imbucato (Salvatore) e un cane(Soldatino).
Appuntamento a Roma, pochi incroci e già ci perdiamodi vista, ma lasciamo alla A25 il compito di ricompattarci, per volgere tostole ruote al malinconico borgo di Pescina. Una passeggiata fra i diruti palazzi,reduci del grande terremoto della Marsica del 1915, e siamo alla tomba deldiletto Silone, illustre figlio di questa contrada e che qui volle esseresepolto “ai piedi del vecchio campanile di San Bernardo” e con la “vista delFucino in lontananza”.
Via ora verso Pescasseroli, dove prendiamo possessodel nostro accasermamento, facciamo la conoscenza con l'incontenibile Gerardo epresi da inarrestabile frenesia ce ne usciamo sotto la pioggia, non sapendo poiche fare fino all'ora di cena, quando ci rifugiamo da Vincenzo a Le Foci peruna zuppa di orapi e altre schiette pietanze.
Sorge il sole, i cani abbaiano, le pecore brucano earriva Emma, cioè Salvatore. Il tempo promette bene e ci avviamo lesti (si faper dire) su verso Colle Santo Ianni da Villetta Barrea. I bimbi saltellanoentusiasti a caccia di segni, qualche gnomo benevolo lascia caramelle e ancheGiulio si dà da fare sulle sue gambette, mentre Francesco opta per una piùrilassante escursione sulle spalle di papà Michele.
E mentre facciamo conoscere ai marmocchi la naturache tanto amiamo, ci accorgiamo che sono loro a farcela vedere con i loroocchi, a insegnarci qualcosa, perché, come scrive Paulo Coelho, “un bambino puòinsegnare sempre tre cose a un adulto: a essere contento senza motivo, a esseresempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello chedesidera”.
Dai 1.145 del panoramico cocuzzolo tutto il vasto emagico territorio della Camosciara si apre al nostro sguardo, chiuso dalleimpervie pareti dello Sterpi d'Alto, del Balzo della Chiesa e dei Tre Mortari,mentre alle spalle ci sorvegliano severi il Marsicano, il Mattone e il Greco.
Iniziamo a scendere fra fango, ruscelli e guadi,divertendoci un mondo, grandi e piccini; e forse questo nostro tornare bambinicon i bambini è l'altro valore aggiunto di queste passeggiate nei boschi: ilrecupero della dimensione del gioco che già Nietzsche aveva individuato quandoscriveva che “la donna intende i bambini meglio di un uomo, ma l'uomo è piùbambino della donna. Nell'uomo autentico si nasconde un bambino che vuolgiocare”. Al che si narra che quando Konrad Lorenz riferì questa massima allamoglie, questa rispose: “E perché si nasconde?”. E io stesso, seguito sempre dauna pattuglia di marmocchi, mi sento un novello Konrad Lorenz col corteo dellesue paperelle.
Elena ha un po' di temperatura, la spallo per untratto, Vittoria si ingelosisce e alla fine siamo tutti a Colle Jajacque e dilì in breve a Civitella Alfedena, dove invadiamo il bar del paese, per birra,patatine, gelati e caffè. E come premio finale anche l'avvistamento dei lupisullo sfondo turchino del Lago di Barrea.
La temperatura scende e alla sera facciamo andarecamino e fornelli per pasta, salsicce e bistecche, e mentre il fuoco scoppiettae i bimbi giocano, la chitarra di Valerio ci spinge inesorabile fra le coltri.
Come tutte le più belle cose anche quest'avventuravolge al termine e ci concediamo una partenza intelligente, riappropinquandocia Roma con tappa ad Alba Fucens, la suggestiva città romana a mille metri diquota, alle pendici del Monte Velino. I bimbi saltellano e scorrazzano fra leantiche mura del teatro e del foro, che nell'immaginario di Riccardo eGuglielmo diventano un tortuoso labirinto.
È ora di volgere verso casa, stanchi, felici e forseanche un po' più bambini; e se qualcuno mai ci dirà che siamo rimasti bambini,gli risponderemo con Hemingway: "Avere un cuore da bambino non è unavergogna. E’ un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve semprecombattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità in suo favore, main caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senzapreoccuparsi dell’esito. Deve seguire fin dove è possibile i propri usi e leproprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione previstada queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservatoun cuore da bambino, un’onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà dabambino“.
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