Monti Invisibili
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Belgio: Bruxelles, Anversa, Bruges e Gand, 27 dicembre 2006 - 2 gennaio 2007
 
Dal diario di viaggio
 
Bruxelles, 31 dicembre 2006. Che Bruxelles sia una città originale lo si percepisce subito quando all'uscita dalla stazione centrale si scorgono le immagini di Tintin e del fedele cane Milou che campeggiano sulla cima di un palazzo. Ma come? Questa è la capitale dell'Europa e si viene accolti da un fumetto?
Ma Bruxelles è una città che vive di contrasti e contraddizioni, a iniziare dalla sua situazione linguistica che la vede capoluogo, ufficialmente bilingue, di una nazione divisa fra i fiamminghi parlanti una lingua simile all'olandese del nord e i valloni parlanti francese del sud. E questa condizione è resa ancora più complicata dalle nutrite comunità di immigrati africani, turchi e mediorientali, in un coacervo di idiomi, negozi etnici e varietà gastronomiche che rendono la città simpatica a prima vista. Senza considerare che un quarto dei suoi abitanti è composto da diplomatici e funzionari delle istituzioni europee, fattore che porta a oltre il trenta per cento la popolazione di origine straniera.
Bruxelles significa letteralmente "insediamento nella palude" e quello che stupisce a prima vista è di trovarsi in una città tutt'altro che pulita e ordinata come l'ospitare gli uffici comunitari farebbe sospettare. E questo disordine, piuttosto che spiacevole, da una sensazione di vitalità e energia: con i negozi tipici degli immigrati africani o arabi che si alternano a aromatiche birrerie, con l'odore del kebab che si mischia a quello dei cavolini di Bruxelles, con il vociare di ragazzini arabi uniti alla schioppettante parlata di un vecchio fiammingo con la pipa in bocca.
E' quindi con un misto di curiosità e stupore che ci si dirige verso la originariamente operaia e mercantile Città bassa, in eterno e vitale contrasto con la Città alta, ordinata residenza di reali e benestanti. L'esuberante cuore storico si estende intorno al salotto buono di Bruxelles, a quella che viene considerata una delle piazze più eleganti del mondo: la Grand'Place. Per raggiungerla ci si inoltra in un dedalo di stradine acciottolate i cui nomi rievocano le origini mercantili del quartiere, e improvvisamente la piazza si apre, incastonata negli edifici barocchi e neogotici delle antiche corporazioni dei mestieri; facciate dorate, colonne, timpani e fregi, in un delicato e sfarzoso merletto di decorazioni i cui motivi ornamentali e architettonici rimandano alle attività dei loro originari committenti: birrai, barcaioli, arcieri, carpentieri. A dominare la mole del maestoso municipio gotico, con la sua torre a cuspidi e guglie di 96 metri che svetta alta sulla piazza. Quasi in contrasto con tanta magnificenza, appena pochi passi per imbattersi nell'irriverente simbolo di questa città: il Manneken Pis, una piccola statua di bronzo che raffigura un bimbo nell'atto di fare pipì.
Lasciata la piazza è piacevole passeggiare nelle strette vie che la circondano, allontanandosi lentamente dalla zona più turistica per entrate in una Bruxelles vera, schietta, fatta di botteghe di artigiani e di brasserie, dove il solitario palazzetto barocco convive con fatiscenti case a schiera o con il bidone traboccante di rifiuti.
E nel pomeriggio, con i piedi indolenziti da tanto camminare, niente di meglio che rifugiarsi in una vecchia birreria, di quelle frequentate dai bruxelloises, come la Taverne Greenwich di Rue des Chartreux: un'oasi di pace in stile art noveau dove gustare un boccale fra giocatori di scacchi e impiegati che si concedono una trappista prima di rincasare.
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