Monti Invisibili

La strada, la bisaccia e la pipa
Altro testo del passato – dedicato al cammino e alla montagna – che volevo aggiungere da tempo alla mia libreria. Alla fine non mi ha convinto: una raccolta di brani eterogenei usciti in diversi periodi e una scrittura che risente fortemente del tempo (primi del ‘900) e delle passioni dell’autore. Manara Valgimigli è stato infatti un fine grecista, nonché allievo di Giosuè Carducci.
Ma è stato anche un camminatore instancabile, capace – come piace anche a me fare – di unire il cammino con la riflessione. E in molti passi dei suoi racconti, soprattutto dolomitici, si possono rinvenire citazioni e spunti di riflessione che è bene appuntarsi.
E la mia (felicità), finché dura, è questa: sacco sulle spalle, grosse scarpe ferrate, pipa tirolese; e andare in giro per le Alpi. Più su, e meglio è; più solo, e meglio è. Perché nella compagnia qualcuno c’è sempre che non ti s’addice.
Puoi fare in macchina una strada venti volte, e l’unica che la fai a piedi vedi cose che non avevi mai viste, piccole e grandi, vicine e lontane.
Io non sono un alpinista, e tanto meno uno scalatore di rocce; sono un camminatore, un viandante, un randagio. Ho nel mio sacco quello che basta. E non ho fretta. Se sono stanco, se bello è il luogo e c'è acqua vicina, se l'ora è serena e caldo il sole, mi fermo: dietro un sasso che mi ripari dal vento, mi spoglio mi asciugo mi lavo mi cambio; bevo un tè caldo o un sorso di grappa; riguardo la mia pipa che non abbia intoppi e sia netta, la carico e l'accendo; e mi sdraio al sole.
Ero solo, come sempre. Per godersi la montagna bisogna essere soli. Anche le persone più care, di amicizia amore o devozione, spesso impacciano e ingombrano, almeno distraggono, se indifferenti, infastidiscono. Tutt’al più, un cane. E la pipa.
Manara Valgimigli, La strada, la bisaccia e la pipa, Lindau